FRACTAL SEXTET – Un paesaggio ipnotico ammaliante e invitante

Fabio Anile, Jon Durant, Colin Edwin, Yogev Gabay, Andi Pupato, sotto la guida del chitarrista svizzero Stephen Thelen, danno vita a un eccellente album strumentale che rivela molteplici strati e connessioni sempre più intricate

Guidato dal singolare approccio del compositore e chitarrista svizzero Stephan Thelen, meglio conosciuto per il gruppo groove minimalista Sonar e per la sua collaborazione con il Kronos Quartet, Fractal Sextet è un incontro di menti musicali dal nome appropriato che, su invito di Stephan, ha creato un album degno di un ascolto profondo e che mostra una notevole sinergia tra tutti i partecipanti.

Nonostante una formattazione ritmica altamente disciplinata e apparentemente restrittiva, e l’interdipendenza di ogni strumentista, il materiale del Fractal Sextet permette a ogni musicista una notevole libertà musicale e l’album mostra un senso altamente sviluppato di improvvisazione collettiva e d’insieme.

Con ogni elemento musicale che ha lo stesso peso, il senso tradizionale di solista/accompagnatore è superato da un senso generale di comunanza nei cinque lunghi brani dell’album.

Forse si potrebbe fare un paragone con le leggende del Krautrock, i Can, o con i King Crimson dell’era “Beat”, la cui disciplina interna, le composizioni simili alla trance e la forte estetica di gruppo si rispecchiano nella dinamica del Fractal Sextet.

I chitarristi Jon Durant e Stephan Thelen mantengono ciascuno un’identità distinta, pur integrandosi perfettamente con i loro approcci contrastanti. Jon Durant sfrutta le possibilità espressive della chitarra fretless con effetti vertiginosi, soprattutto nel brano Planet Nine, mentre Stephan Thelen alterna ostinati meticolosi a strati di delay, creando modelli testuali ipnotici ma sempre mutevoli, che spesso costituiscono il punto di partenza per il processo di sbobinatura.

Utilizzando per lo più un fretless, il bassista Colin Edwin alterna passaggi melodici lirici a linee di solidità sempre in divenire ma risolute, alla maniera dei suoi precedenti contributi a Porcupine Tree, Twinscapes e O.R.k.

In tutto l’album, il contributo del tastierista Fabio Anile dimostra il suo approccio altamente creativo, sia dal punto di vista sonoro che per quanto riguarda le parti che vanno da ambienti spaziosi e sobri a linee di tastiera intricate ed espansive.

Per far sì che i densi ritmi poliritmici suonino naturali e senza sforzo, un elogio speciale è dovuto al batterista Yogev Gabay, la cui precisione incrollabile e il cui approccio ingegnoso razionalizzano alcuni dei più oscuri workout di firma temporale dispari in qualcosa di molto più accessibile.

L’ex percussionista dei Ronin (Nik Bärtsch) Andi Pupato aggiunge sottili strati di profondità ritmica, inserendo saldamente nel mix le sue percussioni dal suono unico ma mai invadente.

Esplorando infinite variazioni su schemi senza fine, il Fractal Sextet mostra un paesaggio ipnotico ammaliante e invitante, che rivela molteplici strati e connessioni sempre più intricate.

Cover artwork by Sharon Renold

FRACTAL SEXTETTRACKLIST

  1. Zeptoscope (10:45)
  2. Fractal 5.7 (07:38)
  3. Planet 9 (08:06)
  4. Mise En Abyme (11:36)
  5. Slow over Fast (10:59)
  6. Point of Inflection (digital Bonus Track, not on CD) (10:28)

FRACTAL SEXTET
Fabio Anile: Piano, Electric Piano, Synth & Sampled Instruments
Jon Durant: Fretted, Fretless & Cloud Guitars
Colin Edwin: Bass Guitar
Yogev Gabay: Drums
Andi Pupato: Percussion
Stephan Thelen: Guitars, E-Bow, Fractal Delays & Programming
on “Point of Inflection“:
Barry Cleveland: Guitars, Bowed Guitar

Tutti i brani sono basati su composizioni originali di Stephan Thelen (brani 1, 2, 4 e 5), Fabio Anile (brano 3) e Stephan Thelen & Barry Cleveland (brano 6), ma sono stati ampliati e arrangiati con il contributo di tutti i membri del Fractal Sextet.

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