TIM BOWNESS – “Butterfly Mind”

Il settimo album - il sesto per InsideOutMusic/Sony - del cantante e compositore inglese, mixato e masterizzato da Steven Wilson, è un'emozionante fusione di atmosfere Art Rock, energia Post-Punk e ballate epiche. La recensione

Noto al grande pubblico per essere la voce distintiva del progetto No-Man condiviso con Steven Wilson fin dal 1987, Tim Bowness è al suo settimo album solista, Butterfly Mind, il sesto per InsideOutMusic/Sony.

L’originale modo di cantare di Tim è inconfondibile e immediatamente riconoscibile al primo ascolto: una voce unica, quasi sussurrata, capace di evocare atmosfere romantiche, venate da un velo di nostalgia, ma pronta ad assumere anche toni più incisivi pur mantenendo la sua innata musicalità.

Butterfly Mind è un album sorprendente sotto molti punti di vista. Accanto a Tim Bowness (vocals, samples, synth, optigan guitar, mellotron), troviamo la spettacolare sezione ritmica formata da Nick Beggs (fretted and fretless bass, double bass, chapman stick) e Richard Jupp (drums, percussion – alla sua prima sessione importante da quando ha lasciato gli Elbow), con il fido Brian Hulse (guitars, keyboards, synth, programming – con il quale Tim ha co-prodotto l’album).

Alla band di base si aggiunge una nutrita schiera di eccellenti collaboratori: Ian Anderson (Jethro Tull), Dave Formula (Magazine) Peter Hammill (Van Der Graaf Generator), Martha Goddard (The Hushtones), Gregory Spawton (Big Big Train), Mark Tranmer (The Montgolfier Brothers/GNAC), Saro Cosentino (Franco Battiato), Nicola Alesini, il cantante statunitense Devon Dunaway (Ganga), Stephen W Tayler (Kate Bush) e, per la prima volta in studio con Tim dopo quasi tre decenni, l’ex violinista dei No-Man Ben Coleman.

Rispetto al passato, Butterlfy Mind offre una varietà inaspettata di atmosfere, racchiuse in brani brevi e intensi. Distopica e sconvolgente Say Your Goodbyes (Part 1) nel cui testo non è difficile trovare un riferimento ai lockdown e alla pandemia, in cui Tim è accompagnato alla voce da Peter Hammill.

With missionary zeal,
the exits are sealed.
The sickness is real,
it’s all you can feel now.
No right of appeal.
The sickness is real,
it’s all you can feel now.
No awkward questions.
no more surprise.
No more confusion,
only one size.
No more forgiveness,
cover your eyes.
It’s over.
Say your goodbyes.

Con zelo missionario,
le uscite sono sigillate.
La malattia è reale,
è tutto ciò che si sente ora.
Non c’è diritto di appello.
La malattia è reale,
è tutto ciò che si può sentire ora.
Niente domande imbarazzanti.
Niente più sorpresa.
Niente più confusione,
solo una taglia.
Niente più perdono,
copritevi gli occhi.
È finita.
Dite addio.

Aggressiva, venata da toni urgenti Always The Stranger, con la voce di sottofondo di Martha Goddard e i potenti bass pedals di Gregory Spawton. It’s Easier To Love torna alle atmosfere più romantiche tipiche di Bowness, con i preziosi contributi di Saro Cosentino agli archi campionati, dell’inconfondibile sax di Nicola Alesini, riconoscibile nonostante i filtri e gli effetti, e della chitarra di Peter Hammill.

Una delle canzoni più incisive dell’album è la minacciosa We feel, che appare come un grido di vibrante vendetta verso coloro che ci governano:

They don’t think about us,
they don’t think at all.
The world they gave us,
we’ll break it down.
We’ll make them fear,
we’ll make them hurt.
We’ll make them feel what we feel
(we feel).
We just sank beneath them,
their poor, their weak.
The broken offspring,
demonised.

Non pensano a noi,
non pensano affatto.
Il mondo che ci hanno dato,
lo distruggeremo.
Faremo in modo che abbiano paura,
li faremo soffrire.
Faremo in modo che provino quello che proviamo noi
(noi sentiamo).
Siamo affondati sotto di loro,
i loro poveri, i loro deboli.
La progenie spezzata,
demonizzata.

Sprazzi di ottimismo e di speranza venano le note dolci e malinconiche delle belle e rarefatte Lost Player, Glitter Fades e About The Light That Hits The Forest Floor.

Only A Fool, con la sua ritmica incalzante e il suo testo crudo che non lascia adito a malintesi, è un altro potente brano di denuncia:

Only a fool
would say what you’re saying.
only a fool.
The numbers are frightening,
so much blood on our hands.
we don’t need reminding,
the punch never lands.

Solo un pazzo
direbbe quello che stai dicendo.
Solo un pazzo.
I numeri sono spaventosi,
così tanto sangue sulle nostre mani.
Non abbiamo bisogno di ricordarlo,
il pugno non arriva mai.

Dark Nevada Dream (vedi video in copertina diretto da David K Jones) è il brano più lungo dell’abum, oltre 8 minuti, un’affascinante ballad ricca di sentimento che descrive un crollo emotivo in un motel sull’orlo del nulla, con un eccellente solo di Dave Formula all’inconfondibile organo hammond, il violino di Ben Coleman e la voce di sottofondo di Devon Dunaway.

Il commento di Tim in merito al brano:
“Dark Nevada Dream è un tentativo di entrare nella mente di qualcuno che cade a pezzi dopo il crollo della propria vita familiare e le aspirazioni della propria carriera. I testi catturano quel senso scollegato della realtà di quando qualcuno cerca di venire a patti con ciò che ha perso e con chi realmente è. Nonostante questo musicalmente penso che ci sia un genuino senso di ottimismo nel pezzo. Anche se è ambiguo, c’è un elemento del personaggio che emerge da un periodo di caos che in qualche modo è cambiato in positivo.”

Say Your Goodbyes (Part 2) conclude The Butterfly Mind con una sorta di oscuro avvertimento:

The method refined
beyond the design.
They were never your kind
your butterfly mind turns.
You’re standing in line.
They were never your kind
your butterfly mind burns.
Your silence
Won’t protect you,
your noise
will bring you down.
Say your goodbyes.

Il metodo raffinato
oltre il design.
Non sono mai stati come te
la tua mente di farfalla si trasforma.
Sei in fila.
Non sono mai stati come te
la tua mente di farfalla brucia.
Il tuo silenzio
non ti proteggerà,
il tuo rumore
ti farà crollare.
Dite addio.

Tracklist

  1. Say Your Goodbyes, Pt. 1 2:22
  2. Always The Stranger 2:50
  3. It’s Easier To Love 5:13
  4. We Feel 4:53
  5. Lost Player 3:13
  6. Only A Fool 4:33
  7. After The Stranger 1:15
  8. Glitter Fades 4:50
  9. About The Light That Hits The Forest Floor 3:49
  10. Dark Nevada Dream 8:26
  11. Say Your Goodbyes, Pt. 2 1:59

Butterfly Mind è disponibile anche in versione limitata doppio CD con con mix alternativo dell’album, un outtake e due demo.

TIM BOWNESS online:
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Vice direttore di DT NEWS, Alessandro Staiti è nato a Roma dove si è laureato in Storia della Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea e specializzato in Comunicazione e Organizzazione Istituzionale con tecnologie avanzate. Inizia nel 1976 come dj a «Onda Radio 101» una delle prime cinque radio libere romane. Giornalista pubblicista dal 1981, è stato collaboratore delle riviste musicali «Mucchio Selvaggio», «Chitarre», «Ciao 2001», «Music», «New Age Music & New Sounds», «Etnica & World Music», «Acid Jazz», caposervizio delle pagine «Cultura» e «Sesso e Salute» del quotidiano nazionale «Quigiovani», caporedattore della rivista «Esoterica» e autore di instant book su Sting, a-ha, e Peter Gabriel. Ha pubblicato i saggi «Robert Fripp & King Crimson» (Lato Side, 1982), il primo libro al mondo sul chitarrista inglese e sui King Crimson e «In The Court Of The Crimson King» (Arcana, 2016) la prima monografia in Italia sull'album d’esordio della band che ha cambiato la storia del rock. Collaboratore di «Classic Rock», i suoi articoli sono apparsi anche su «Chitarra Acustica» e «La Stampa».

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