TEATRO DELL’OPERA DI ROMA – “Mass” di Bernstein a Caracalla dal 1° luglio

Finalmente, dopo due anni, il Teatro dell’Opera di Roma ritorna nei maestosi scenari delle Terme di Caracalla per una stagione estiva che si preannuncia già di livello.

Il primo titolo ad andare in scena è il capolavoro di Leonard Bernstein Mass. Alla prima realizzazione scenica in Italia, il “pezzo teatrale per cantanti, musicisti e ballerini“, su testo dello stesso Bernstein, con versi aggiuntivi di Stephen Schwartz, è stato commissionato da Jacqueline Kennedy e presentato per l’inaugurazione del Kennedy Center di Washington D.C. l’8 settembre del 1971.

L’idea dell’opera fu fortemente influenzata da alcuni avvenimenti coevi alla composizione: i funerali di Robert F. Kennedy nella cattedrale di San Patrizio a New York, nel 1968; le celebrazioni del bicentenario della nascita di Beethoven, nel 1970; e la composizione da parte di Bernstein di un breve brano destinato al film “Fratello sole, sorella luna” di Franco Zeffirelli, poi ritirato. L’opera venne interpretata da una parte dell’opinione pubblica e politica come una presa di posizione di Bernstein contro la guerra in Vietnam.

Mass fu pensata in un primo momento come una messa tradizionale. Bernstein optò poi per un’opera teatrale piuttosto sperimentale, basata sulla Messa tridentina della Chiesa cattolica romana. Nel libretto, i frammenti liturgici veri e propri sono mantenuti e cantati in latino, con l’eccezione del Sanctus che comprende versi in ebraico. Ci sono poi anche testi aggiuntivi in lingua inglese.

La nuova produzione dello spettacolo è affidata al regista Damiano Michieletto, che torna a lavorare a Roma dopo il successo del Rigoletto della stagione estiva 2020.

Non avevo mai lavorato a Caracalla – ha affermato Michieletto alla presentazione del titolo – e sono felice di farlo con uno spettacolo che vede impegnate tutte le forze dell’Opera di Roma, con una forte presenza coreografica e quindi del Corpo di Ballo. Al centro della scena ho inserito un muro, e ci sarà anche una videoproiezione con una mappa di tutti i muri che sono stati costruiti nel mondo per dividere i popoli: dal Messico alla Palestina, passando per l’Ungheria. Chi deve difendere la propria ricchezza erige muri. Ma i muri li portiamo anche dentro di noi: sono le nostre paure, i nostri pregiudizi, rappresentano l’impossibilità di comunicare, la volontà di sottrarre agli occhi quello che c’è dall’altra parte, per chiudersi nelle proprie sicurezze. Nello spettacolo sono glistreet singers a costruire questo muro, e lo useranno anche per inscenare una crocifissione del sacerdote che celebra la messa, interpretato da Markus Werba. Ma il muro sarà attraversato da altri uomini e verrà distrutto. L’opera si chiuderà con un’immagine positiva – ha concluso il regista – chi sta attraversando il mare della sofferenza e della desolazione per aver cercato di abbattere i muri, vedrà una luce di speranza“.

Accanto a Michieletto sono impegnati Paolo Fantin che firma le scene, Carla Tetiper i costumi, Alessandro Carletti per le luci e Filippo Rossi per i video. Lo spettacolo vede impegnato il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, diretto da Eleonora Abbagnato, nelle coreografie di Sasha Riva e Simone Repele. In scena ci sarà unoStreet People Chorus, composto da performer di musical,accanto al Corodel Teatro diretto da Roberto Gabbiani. Lo spettacolo vedrà anche la partecipazione di “Fabbrica” Young Artist Program e della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera di Roma.

Sul podio, al debutto con la fondazione capitolina, il direttore d’orchestra Diego Matheuz, tra i più affermati musicisti provenienti da “El Sistema”, il modello didattico-musicale fondato in Venezuela da José Antonio Abreu.

La prima andrà in scena venerdì 1° luglio. Repliche sono previste domenica 3 e martedì 5 luglio, alle ore 21.

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