L’INTERVISTA – Alessandra Celletti: “Sacajawea è nel mio cuore da tanti anni”

L'eccellente pianista e compositrice romana racconta la genesi del suo nuovo album dedicato alla nativa americana simbolo di libertà e di coraggio, in uscita l'8 aprile 2022. Domenica 10 aprile alle 20.00 Alessandra suonerà dal vivo brani di SACAJAWEA dalla sua pagina Facebook

Il nuovo concept-album di Alessandra Celletti è dedicato a Sacajawea, nativa americana della tribù degli Shoshoni, simbolo di libertà e di coraggio. È un lavoro affascinante, difficilmente classificabile in generi prestabiliti, con vette di lirismo che permettono all’ascoltatore di accedere a un mondo invisibile, eppure più reale della quotidianità. Ne abbiamo parlato con la virtuosa pianista e compositrice romana.

– Alessandra, complimenti per il tuo nuovo album ispirato alla storia di Sacajawea: come mai ti ha appassionato la vicenda di questa nativa americana?

“Sacajawea è nel mio cuore da tanti anni: da quando il mio amico giornalista Pietro Lanzara al ritorno da un suo viaggio in America mi raccontò con entusiasmo la storia di questa giovane Nativa della tribù degli Shoshoni. Lui viaggiava in macchina e a causa di una deviazione lungo la strada si ritrovò in un villaggio dove c’era la tomba di Sacajawea. Così si incuriosì e cercò di saperne di più. Sacajawea a soli sedici anni, con un bambino appena nato sulle spalle, agli inizi del 1800, accompagnò la spedizione dei due capitani Lewis e Clark per cercare nuove rotte verso il Pacifico. Fu una spedizione lunga e difficile, durante la quale Sacajawea mostrò più volte coraggio e forza d’animo dimostrandosi indispensabile per la riuscita dell’impresa. Oggi in America è considerata una vera eroina, simbolo del coraggio e dell’emancipazione delle donne. Qui in Italia e in Europa invece nessuno la conosce…così ho pensato che sarebbe stato bello dedicarle un concept album e raccontare la sua storia attraverso la musica. È la storia di una spedizione pacifica, non per sottomettere o distruggere, ma solo per conoscere”.

– L’album, contraddistinto dal tuo stile personale e inconfondibile – sempre connotato da una poetica delicatezza nell’approccio – si snoda attraverso 10 incantevoli brani che sono difficilmente etichettabili in un genere prestabilito.

“È vero, le etichette non mi sono mai piaciute troppo. Mi piace muovermi senza troppi condizionamenti, nella vita come anche nella musica. Ho una formazione “classica” ma mi piace la musica a 360 gradi. In questo senso questo nuovo album mi rappresenta molto bene: incoerente, ma solo in apparenza. In realtà c’è un filo conduttore che lega i 10 brani: il suono del mio piano presente in ogni composizione e la sincerità della narrazione”.

– Soffermiamoci sui brani cantati: Little Indian Child, Bird Woman, Pompey’s Lullaby, Prayer con la tua voce e Shaman Chant con quella di Alberto Tre. Interessante l’intonazione della tua voce nella bellissima Bird Woman.

“Sono felice che ti abbia colpito in particolare Bird Woman. Il testo (scritto da Pietro Lanzara) racconta di quando Sacajawea si ammalò gravemente… Lewis e Clark pensavano che sarebbe morta; ma poi, grazie ad una sorgente di acqua “miracolosa” Sacajawea riuscì a guarire e così alla fine la immaginiamo mentre vola libera sul mare… Il suo soprannome era Bird Woman e forse, anche questo legame con il volo (mia grande passione) me la fa sentire vicina. Da un punto di vista vocale questa canzone presenta la necessità di molti differenti colori: dolore, paura…ma anche speranza e ritrovata gioia di vivere. Vorrei anche ringraziare Alberto Tre per il “regalo” della sua voce e della sua melodia in Shaman Chant e Jane L. Fitzpatrick, una regista che sta girando un film dedicato a Sacajawea ed è l’autrice del testo di Pompey’s Lullaby. Sono molto felice di questo incontro con Jane perché lei mi sta insegnando tante cose e anche aiutando a coltivare il rispetto per i Nativi, un popolo che è stato davvero devastato, ma che nonostante questo ha conservato una cultura solida e meravigliosa fatta di rispetto per ogni forma di vita”.

– Tra gli strumentali, tutti molto empatici, mi hanno molto colpito la title track Sacajawea, la struggente Great Spirit, e poi Gleams e Frozen Landscape.

“Il brano che apre l’album e che gli dà il titolo è un vero e proprio ritratto di Sacajawea attraverso le note del mio pianoforte. L’ho immaginata così: romantica e forte al tempo stesso. In Great Spirit c’è il contributo fondamentale del flautista Paolo Fratini, un professionista di grande spessore e con una grande esperienza per aver suonato per tantissimi anni nell’orchestra della Rai e insieme a Ennio Morricone”.

– Una delle caratteristiche non solo di questo tuo ultimo album, ma di molti dei tuoi lavori precedenti, è un profondo effetto catartico, che lascia nell’ascoltatore un senso di pace e di serenità difficilmente sperimentabile ai nostri giorni.

“Questa è la cosa più bella che potevi dirmi. Penso che il ruolo fondamentale di un musicista sia quello di donare emozioni e di mettere in connessione con qualcosa di invisibile. Spesso nelle sfere invisibili ci sono una felicità e un’armonia che stando troppo concentrati sui fatti non riusciamo a percepire.

– Stiamo per lasciarci alle spalle due anni di grande sofferenza per gli artisti che volevano suonare davanti al proprio pubblico…

“Lo spero davvero. Certo abbiamo potuto usare i social, le dirette online… ma il rapporto con il pubblico non è sostituibile. Durante un concerto si crea un dialogo e gli ascoltatori sono anche essi stessi autori della musica”.

– Quali sono i tuoi prossimi progetti dal vivo e in studio?

“In un periodo così non è facile fare progetti e potrebbe creare frustrazioni e delusioni…Ma possiamo sognare e impegnarci per trasformare i sogni in realtà. Io vorrei tanto tornare a suonare negli Stati Uniti e ripercorre il viaggio di Sacajawea portando la musica che le ho dedicato nei luoghi più importanti della spedizione. Sono in contatto con il centro di Sacajawea a Salmon, città capoluogo della contea di Lemhi, nell’Idaho. Loro stanno aspettando un mio concerto lì…
Intanto, domenica 10 aprile alle 20.00 suonerò dal vivo alcuni brani di Sacajawea dalla mia pagina Facebook. Vi aspetto!”

Alessandra Celletti – Sacajawea (bfan.link)

Tracklist

  1. Sacajawea
  2. Great Spirit
  3. Little Indian Child
  4. Shaman Chant
  5. Bird Woman
  6. Daydream
  7. Gleams
  8. Pompey’s Lullaby
  9. Frozen Landscape
  10. Prayer

Alessandra Celletti è una pianista di fama internazionale, ha all’attivo una carriera concertistica in Italia, Europa, Africa, India e Stati Uniti, oltre 20 produzioni discografiche e milioni di ascolti su Spotify.
Parte da una formazione classica ma chi la conosce un po’ di più sa quanto sia grande anche l’attitudine a sperimentare sempre cose nuove tanto che le sue esperienze si moltiplicano con deviazioni interessanti anche nel campo del rock, dell’avanguardia e dell’elettronica.
Tantissime le collaborazioni con artisti italiani (da Gianni Maroccolo a Claudio Rocchi, ai Marlene Kuntz, a Franco Battiato) e internazionali (tra cui il mitico Hans Joachim Roedelius, pioniere dell’elettronica tedesca con Brian Eno e i Cluster).

Alessandra Celletti online
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Vice direttore di DT NEWS, Alessandro Staiti è nato a Roma dove si è laureato in Storia della Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea e specializzato in Comunicazione e Organizzazione Istituzionale con tecnologie avanzate. Inizia nel 1976 come dj a «Onda Radio 101» una delle prime cinque radio libere romane. Giornalista pubblicista dal 1981, è stato collaboratore delle riviste musicali «Mucchio Selvaggio», «Chitarre», «Ciao 2001», «Music», «New Age Music & New Sounds», «Etnica & World Music», «Acid Jazz», caposervizio delle pagine «Cultura» e «Sesso e Salute» del quotidiano nazionale «Quigiovani», caporedattore della rivista «Esoterica» e autore di instant book su Sting, a-ha, e Peter Gabriel. Ha pubblicato i saggi «Robert Fripp & King Crimson» (Lato Side, 1982), il primo libro al mondo sul chitarrista inglese e sui King Crimson e «In The Court Of The Crimson King» (Arcana, 2016) la prima monografia in Italia sull'album d’esordio della band che ha cambiato la storia del rock. Collaboratore di «Classic Rock», «Chitarra Acustica», «La Stampa».

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