LIBRI – “Manuale di autodistruzione”, la recensione

Un inno all’anticonformismo, per sentirsi “come un piolo tondo in un buco quadrato”, per andare controcorrente in un mondo in cui produttività, consumismo e successo sembrano valori imperdibili. Ma non bisogna farsi trarre in inganno dal titolo: “Manuale di autodistruzione – Perché dobbiamo bere, sanguinare,ballare e amare di più” di Marian Donner, appena pubblicato da Il Saggiatore. La magnifica utopia proposta dall’autrice non punta a una sconfitta, ma dichiara guerra ai manuali di auto-aiuto che servono solo ad adattarsi meglio al sistema, con il trionfo della mindfulness, l’idea che ognuno è padrone del proprio destino.

Il pamphlet, dissacrante, provocatorio e sicuramente intrigante, cita a sostegno delle sue tesi autori importanti come Virginia Woolf (“Quando sembra che al mondo non ci sia un posto per noi, non dobbiamo chiederci cosa é che non va in noi, ma cosa non va nel mondo”), Marshall McLuhan (“Il mezzo è il messaggio” e “Si inizia come consumatori e si finisce consumati”), Charles Bukowski e Aldous Huxley (“C’è chi si sente fuori posto come un piolo tondo in un buco quadrato”).

Oramai “il politico è diventato personale”, ogni problema dipende da noi stessi, che siamo depressi o esauriti perché non riusciamo ad adattarci alle regole del sistema, unica soluzione per tutti i nostri mali. L’autrice pensa che in una realtà in cui scompaiono le reti di protezione e crescono incertezza e disuguaglianza, non ci resti che diventare sovversivi. E che oltre alle nostre capacità entrino in ballo complesse variabili come la fortuna e circostanze socio-economiche.

E partiamo dall’imperativo numero uno, essere belli, a tutti i costi, plasmati da Photoshop sempre più avanzati, in grado di trasformarci tutti con un lifting digitale. Peccato che non siamo più in grado di vederci e accettarci per quello che siamo, con i segni del tempo che passa. Come dire che gli Dei non sudano, non puzzano, non invecchiano e anche noi oramai non tolleriamo più alcuna imperfezione.

Marian Donner, citando Sartre che, insieme a Baudelaire, amava la volatilità data dall’ebbrezza, esorta ad ubriacarsi per assentarsi ed entrare in un mondo parallelo, esattamente come avviene quando scriviamo o assumiamo droghe. Non é un invito all’alcolismo, precisa l’autrice, ma a cercare una via di mezzo tra la produttività e l’entusiasmo della libertà.

Sanguinare invece vuol dire seguire un pensiero differente: “Fagli vedere cosa possono fare i folli” dice Bukowski, uscendo dall’alienazione di un mondo che non é normale. Bruciare serve a riscoprire l’entusiasmo, essere come fuochi d’artificio, “i pazzi di voglia di vivere, i pazzi del tutto e subito” come dice Kerouac, per uscire dall’appiattimento della tecnologia con l’arte e l’amore. Non si tratta di migliorare noi stessi ma di cambiare un sistema che ci mortifica.

Tutto é in linea con un manuale che vuole essere sovversivo. Ma oltre a una critica documentata allo status quo e agli eccessi della cultura imperante, non ci vengono dati reali strumenti per combatterli. E se i “diversi” non si organizzano, non vanno da nessuna parte e rischiano di diventare perdenti o degli outsider marginali e inoffensivi .

Meglio quindi non cercare risposte in questo pamphlet ma coglierne la forza eversiva e un appello accorato e pressante ad uscire dagli schemi. A volte sembra un manuale di auto – aiuto al contrario: ci propone di sanguinare, bere, ballare, amare di più non per adattarci alla realtà ma per iniziare a vivere una vita più autentica.

Una vera rivoluzione rispetto ai valori dominanti richiede molto di più: entrano in gioco l’educazione, la presa di coscienza, l’organizzazione di un gruppo di persone molto motivate e consapevoli che proponga con forza valori diversi, la costituzione di un movimento pronto a tutto per sovvertire l’ordine costituito. Senza contare che, come ammette la stessa autrice, “Chi oggi desidera una vita al di fuori dall’ordine borghese deve beneficiare di un fondo fiduciario o di un’eredità per realizzarla. La vita é diventata troppo cara per non lavorare duro” e ci sono “persone costrette a fare più lavori per sbarcare il lunario”.

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