DIEGO BITETTO – “Il Giardino di Mai”

Il trentottenne cantautore, pianista e scrittore di Savona esordisce con un ottimo album - omaggio alla Grande Scuola Genovese dei Cantautori - che ha partecipato al Premio Tenco 2020 raccogliendo significativi consensi da parte della critica specializzata

Diego Bitetto nasce a Savona nel 1982. Dall’età di 5 anni inizia gli studi in Pianoforte Classico, che prosegue sostenendo da privatista gli esami al Conservatorio di Genova. Appassionato di letteratura e lessicografia, pubblica adolescente il libro I SENZA NOME, una raccolta di 53 sonetti in italiano antico vincitrice di numerosi premi letterari.

Unite passione e predisposizione per musica e parole, dall’età di sedici anni Diego inizia a scrivere le canzoni. A 38 edita il suo primo disco, IL GIARDINO DI MAI, di cui è possibile ascoltare diversi brani sul canale YouTube del cantautore. Come Autore di Opera Prima partecipa al Premio Tenco 2020, raccogliendo significativi consensi da critici di lungo corso specializzati in musica d’autore. Il disco omaggia la Grande Scuola Genovese dei Cantautori e racconta, con il piglio d’un poeta antico ma contemporaneo, 15 miniature, 15 storie distinte che descrivono momenti di vita vissuta, trascritti su pentagramma con una sintesi riuscita di magia e verità. Nei testi delle canzoni si riconosce uno stile maturo e raffinato, capace di esprimere immagini ad altissimo impatto descrittivo ed emozionale, nella linea di una chiara padronanza della lingua scritta, in cui la ricerca della rima è chiaramente al servizio del racconto e mai viceversa.

A conferma di questo aspetto, Lola Duràn Ùcar, massima curatrice delle mostre internazionali di Chagall, ha di recente elogiato la canzone Due quadri di Chagall, sostenendo che sia stata in grado di esprimere in musica l’essenza stessa dell’arte del celeberrimo pittore franco-bielorusso.

Le musiche sono state ideate, scritte, composte, arrangiate ed eseguite dallo stesso Bitetto: si tratta di partiture per pianoforte virtuoso e per grand’orchestra. L’incisione, autoprodotta in meno di 6 mesi, è stata resa, quasi incredibilmente, con l’ausilio di un solo pianoforte elettrico e di suoni sintetizzati, caratterizzanti i timbri compositi delle diverse linee melodiche. La voce è profonda, precisa, baritonale, molto attenta alla pronuncia delle parole, che sono e rimangono la più importante chiave di lettura dell’intera opera. Una parte della critica ha azzardato paragoni importanti, ma solo il pubblico potrà decidere e determinare il successo o l’oblio di questo disco.

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