LIBRI – “Instagram al tramonto”, intervista a Paolo Landi

Instagram gode di ottima salute. Accumula like e followers, con la benedizione dei suoi Influencer. Eppure c’é chi disegna sul suo futuro scenari apocalittici, mostrando tutte le contraddizioni del social più amato e alla moda, con sedici immagini di Oliviero Toscani che ne sottolineano i punti salienti. E’ Paolo Landi, advisor di marketing e comunicazione per grandi aziende e autore di Instagram al tramonto, appena pubblicato da La nave di Teseo, a cui abbiamo rivolto alcune domande.

Instagram al tramonto? E come la mettiamo con i due miliardi di utenti che lo usano, con la grande macchina di pubblicità e acquisti che fa girare parecchi soldi tra una foto di un tramonto e una di un piatto gourmet?

Il titolo del mio libro si riferisce al fatto che al tramonto Instagram è al suo massimo: ha un picco di like perché tutti fotografano il sole che cala. Però ho voluto instillare un dubbio: la tecnologia ci ha abituati a una rapida obsolescenza dei tools che ci propone, ce n’è sempre uno nuovo. E se anche Instagram fosse destinato a cambiare, o a sparire? Già ora è insidiato da un nuovo social, Tik Tok, che piace molto ai ragazzini.

In che senso lei scrive che Instagram favorisce lo snobismo di massa?

Il meccanismo con cui Instagram ci cattura è quello dei cuoricini, dei “mi piace” sotto le foto. Poiché possiamo mettere i nostri like anche sotto la foto del Principe di Galles e di Ronaldo, ci illudiamo a volte di far parte del loro mondo, Instagram ce li rende così vicini nella loro quotidianità che ci sembra di essere davvero diventati loro amici. Invece, naturalmente, è tutta una illusione. E continuiamo a cercare l’amicizia di chi è più in alto di noi nella scala sociale, oppure più “figo”, più bravo, più conosciuto: inseguiamo questi nostri miti per poi renderci conto che loro non ci considerano proprio. E’ un meccanismo snobistico frustrante, come quando si dice “In amor vince chi fugge”.

Il suo identikit dell’Instagrammer é impietoso: superficiale, consumista, cinico, esibizionista, con un’anima “fragile e frammentata” nascosta da un bel mosaico di immagini. Ma ci sono secondo lei aspetti positivi nell’uso di Instagram?

Sì, sarebbero molti gli aspetti positivi di un social come Instagram, se solo imparassimo a usarlo invece di esserne usati. Ma usarlo presuppone forza di volontà, una vita ricca di esperienze “vere”, capacità di staccarsene. Molto più facile “essere usati” da Instagram, soggiacere alla sua voracità e diventarne dipendenti. Come sempre accade nei fenomeni di massa riesce a distinguersi chi ha maggiore consapevolezza e cultura, gli altri soccombono alla potenza del mezzo.

Prendere coscienza che siamo noi la merce in vendita, come lei spiega nel suo saggio, potrebbe aiutarci a uscire dal circolo vizioso di una vita stereotipata che obbedisce all’imperativo di mostrarsi al meglio, postando foto di ogni istante della nostra vita?

Se non paghiamo per usare Instagram ci deve essere sotto qualcosa. Infatti non paghiamo perché le merci in vendita su questo social non sono solo gli abiti, le scarpe, gli hotel, i viaggi ma siamo anche noi: appena cominciamo a usarlo veniamo inseriti in un data base, Instagram conosce i nostri gusti, i nostri movimenti, perfino cosa mangiamo e diventiamo merce di scambio. Instagram ci invita a postare ogni istante della nostra vita perché gli interessa conoscere tutto di noi. Raccogliere informazioni è il lavoro di Instagram e ci fa fare quello che lui vuole dandoci l’impressione di partecipare a un gioco innocuo.

Landi lei crede in una inversione di tendenza, in un uso più consapevole di questo Social, magari nella ripresa di una vita reale e vissuta e non solo fotografata, nella possibilità di veicolare messaggi sociali al di là di un effimero sfoggio di bellezza?

Più che crederci ci spero. Non è possibile cambiare Instagram e neppure migliorarlo con la nostra intelligenza, la nostra cultura, il nostro gusto perché Instagram è più forte di noi. Si può però acquisire consapevolezza nell’usarlo. Quando si acquisisce consapevolezza su qualcosa, qualcosa cambia dentro di noi e se qualcosa cambia in noi qualcosa cambia anche nel mondo che ci circonda.

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