RUBRICA – Pillole d’arte #25

Immagine simbolo di oggi: “Superficie 512”, Capogrossi, 1963.

A partire dagli anni 50, i quadri di Capogrossi  non hanno titolo, sono “superfici”: uno spazio artistico in cui strani geroglifici vaganti, ripetuti all’infinito, si associano in un ritmo di formula magica o di composizione musicale. In queste “serrature cabalistiche”, come le ha definite Ungaretti, i critici hanno visto di tutto: forchette, antichi segni cinesi o simboli lunari, retaggio di qualche cultura arcaica. Io personalmente, un codice genetico. Per Capogrossi in realtà questo segno ricorrente, non riproduce elementi naturali, non ha alcun significato simbolico nè vuole comunicare precisi contenuti. Non è né astratto né concreto, né razionale né irrazionale, né reale né irreale: è sempre entrambi. È l’elemento base, il morfema, che utilizza in modo personale ed originalissimo per esprimersi e che costituisce la sua cifra artistica (e la sua fortuna). Resta il fatto che guardando queste opere siamo avvinti, incatenati, da questi segni. Sono un’attrazione fatale, quasi magnetica, per lo sguardo; ne percepiamo con l’anima il fascino segreto. Si racconta che l’ispirazione venne all’autore osservando i disegni di bambini ciechi in un istituto. Ciechi, incapaci di  decifrare i simboli che ci circondano nel nostro quotidiano, siamo probabilmente anche noi. Quello che abbiamo vissuto durante questa pandemia avrebbe dovuto aprirci gli occhi, ma forse non é successo…almeno non per tutti. “Ci sono sogni simbolici — sogni che simboleggiano una realtà. Poi ci sono realtà simboliche – realtà che simboleggiano un sogno”. Haruki Murakami #stopcovid19⛔️😷✋

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO