RUBRICA – Pillole d’arte #24

Immagine simbolo di oggi: “Due donne tahitiane”, Gauguin, 1891.

Gauguin approda sull’isola di Tahiti nel 1891 ed è subito rapito dai colori, dai profumi e dalla bellezza di una natura esotica e “diversa”. Nel suo immaginario Tahiti rappresentava la concretizzazione di un desiderio di libertà e rinascita, un “luogo d’estasi, di calma e d’arte” dove desiderava concludere il viaggio della vita. Le “Due donne tahitiane” (opera proprio di quegli anni) è stato il modo di rappresentare tutto questo (Gauguin evidentemente attribuisce molta importanza a questa composizione, tanto da realizzarne, nel 1892, una replica, modificando solo alcuni dettagli). Il dipinto ritrae due donne in riva al mare, intente in semplici attività quotidiane. Sembrano sospese nello spazio e nel tempo come due divinità ancestrali; potrebbero passare delle ore, dei giorni, sedute in quella posizione senza dire una parola, in malinconica contemplazione del cielo. Una è rivolta verso di noi, sembra timida, forse diffidente, ma è pronta in fondo ad includerci; l’altra, di spalle, con la linea del corpo forma quasi una barriera, un ostacolo, a difesa alla terra promessa. L’opera a ben vedere è tutta giocata su un’armonia di contrasti. In una mutua esaltazione cromatica il pittore accosta infatti ai colori cupi, profondi, quasi irreali, dell’acqua, la lucentezza abbagliante della sabbia dorata. Al pareo fiorito dell’una, il vestito rosa da missione dell’altra. Un dualismo che in qualche modo si ricompone considerando che per le due figure femminili posò la medesima modella (una fanciulla di 13 anni, che poi l’artista  “sposò” e da cui ebbe un figlio pur avendo già moglie e 5 figli). Cosa ci vorrebbe far scappare proprio ora che stiamo tornando alla normalità, al lavoro? Cosa ci blocca dopo tutto quello che è successo? E se avessimo capito che non vogliamo più la vita di prima?

Oh come si desidera a volte poter scappare dall’insulsa monotonia dell’umana eloquenza, dalle frasi sublimi, per cercare rifugio nella natura, apparentemente così silenziosa, oppure nel mutismo di fatiche lunghe ed estenuanti, del sonno profondo, di musica vera o dell’umana comprensione zittita dall’emozione” Pastenak, “Il dottor Zivago”#stopcovid19⛔️😷✋

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