RUBRICA – Pillole d’arte #21

Immagine simbolo di oggi: “La gorgone e gli eroi”, A. Sartorio, 1899.

Presentata alla terza biennale di Venezia, l’opera è in realtà parte di un dittico: Diana di Efeso e gli schiavi/La Gorgone e gli eroi; la Gorgone, bellezza fatale e annientatrice da un lato, e la Diana di Efeso (dalle cento mammelle), nutrice degli uomini e delle loro chimere, dall’altro. Due figure speculari, che Sartorio compose per rappresentare “due aspetti della profonda vanità dell’esistenza umana” e dar così voce alla delusione politica degli intellettuali dell’epoca. Le Gorgoni erano figure mitologiche, figlie di Forco e Ceto. Erano tre sorelle: Steno, Euriale e Medusa (la gorgone per antonomasia, l’unica mortale delle tre). Di aspetto mostruoso (avevano ali d’oro, mani con artigli di bronzo, e serpenti al posto dei capelli) avevamo il potere di pietrificare coloro che osavano incrociare il loro sguardo e rappresentavano rispettivamente la perversione morale, sessuale ed intellettuale. Nell’opera di Sartorio, Medusa viene mostrata nella sua massima bellezza, ammaliatrice e fatale, nell’atto di calpestare uno degli uomini, e nel momento in cui una ciocca di capelli comincia a prendere la forma di serpente. Gli uomini appaiono come “dormienti” in un panorama liquido, marino, e stringono nelle mani i simboli delle proprie ambizioni (potere, scienza, e forza nella forma della corona, del serpente, e del randello). In un attimo ogni ambizione, ogni vanità, la vita stessa, può essere annientata; ce lo insegna la storia, tutti i giorni. L’ha affermato, con forza, la furia di questa pandemia. Oggi però quest’immagine richiama alla nostra mente qualcosa di più scioccante e drammatico: l’uccisione di George Floyd. Il suo #icantbreathe è l’urlo soffocato degli oppressi, è il dramma di un’umanità che seppur “fatta della medesima sostanza dei sogni” non riesce mai, per i suoi folli comportamenti, ad essere pienamente umana.

I have a dream…” M.L. King #stopcovid19⛔️😷✋ #stopracism

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