RUBRICA – Pillole d’arte #14

Immagine simbolo di oggi: “La città che sale”, Umberto Boccioni, 1910.

Fu lo stesso Boccioni, all’esposizione di Milano del 1911, a commentare il quadro: “Le linee di forza convogliano le energie del dipinto in molteplici direzioni, trascinando lo spettatore che sarà quindi obbligato a lottare anch’egli coi personaggi del quadro”. In un turbinio di colori e scie cromatiche, in una fusione fra soggetto e ambiente, che crea una visione simultanea e astratta delle figure e del loro movimento, la “città che sale” rappresenta quasi l’emblema della pittura futurista. Gran parte del piano compositivo, che si sviluppa lungo una dimensione orizzontale, è occupato da un grande cavallo rosso imbizzarrito, a stento trattenuto da alcuni operai, con un giogo blu sul dorso guizzante, quasi fossero le ali del mitico pegaso. Sullo sfondo il cantiere di una città in costruzione, una città “che sale” appunto, ispirata alla realizzazione di una centrale elettrica alla periferia di Milano. Questa celebrazione visiva della forza e del movimento, della metropoli moderna plasmata sulle esigenze del progresso, dove “tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido”, rappresenta oggi, ai nostri occhi di uomini di quel futuro mitizzato da Boccioni, una metafora del cambiamento. Forse anche alla luce di questa pandemia, che ci ha travolto come un fiume in piena, vediamo in quel cavallo imbizzarrito sfuggito al controllo, il vano tentativo di contenere la forza inevitabile e potentissima del mutamento. E allora, oltre alla paura dell’ignoto, è bene chiedersi come anticipare, come gestire questo cambiamento, capendo cosa dipende da noi e come cavalcare il futuro incerto che ci aspetta e che ha sicuramente più fantasia di noi.

Non è la più forte delle specie a sopravvivere, nè la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti” Darwin #stopcovid19⛔️😷✋

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