RUBRICA – Pillole d’arte #4

Immagine simbolo di oggi: “La dama con l’ermellino”, Leonardo Da Vinci, 1488.
A lungo i critici si sono interrogati sull’identità della giovane donna, elegante e misteriosa, vestita “ alla spagnola”, e sul perché tenga tra le braccia un ermellino, non proprio un docile animale da compagnia.
Tuttavia è proprio l’animale a portarci verso l’ipotesi più accreditata: quella di Cecilia Gallerani, nobile lombarda, ritratta quando aveva 16 anni ed era già l’amante del duca di Milano Ludovico Sforza detto il Moro. In greco l’ermellino si dice infatti galè: la sua presenza nel dipinto alluderebbe quindi al cognome della fanciulla. Simbolo della purezza e dell’incorruttibilità della giovane, la bestiola è anche un richiamo a Ludovico stesso, che nel 1488 ricevette dal re di Napoli il titolo onorifico di cavaliere dell’Ordine dell’Ermellino. L’ermellino e la fanciulla sembrano quasi identificarsi l’un l’altro per la sottile comunanza di tratti, lo sguardo intenso e rivolto nella stessa direzione, come se qualcuno ne avesse attratto l’attenzione entrando nella stanza (il Moro?). Ne “Il codice dell’anima” James Hillman , ispirandosi al mito platonico di Er, spiega che ogni anima sceglie un compagno segreto per guidarla nel mondo terreno, il daimon, rappresentato spesso sotto forma di animale. Ed è grazie ad esso che possiamo trovare la nostra “vocazione”, ed essere in un certo modo, fare certe scelte, ed essere fedeli a noi stessi, come simboleggia la collana di granati indossata da Cecilia nel ritratto. I nostri animali da compagnia sono quindi in un certo senso la manifestazione della nostra anima, e diventano perciò la nostra ragione di vita, il nostro sostegno, la nostra forza. In questo lockdown lo sono stati ancora di più, soprattutto per le persone sole e per gli anziani.
Il nostro amore per gli animali si misura dai sacrifici che siamo pronti a fare per loro”, Konrad Lorenz #stopcovid19⛔️✋

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