LIBRI – “Diana, 1999”, la graphic novel e la leggerezza di chi vola

Eccellente esordio come sceneggiatrice per Simonetta Caminiti, scrittrice e giornalista che firma la sua prima graphic novel

Diana, 1999 (La Ruota Edizioni, 2019) è la graphic novel che mantiene le promesse. Prima di tutto la promessa di essere una e unica.

Dopo che, nel 2019, abbiamo ascoltato a non finire il “Chiaro di luna” di Jovanotti, che ci ha insegnato spesso come l’amore sia un’esperienza “mistica e terrena”, troviamo un capitolo finale del romanzo ambientato proprio nel 2019 che completa questo lavoro a fumetti tutto giocato sui paradossi. Come già il romanzo in prosa gli arpeggi delle mammole dal quale è tratto. La storia di Simonetta Caminiti è anche qui (tra i disegni di Letizia Cadonici e i colori di Valeria Panzironi) “mistica e terrena” perché affronta, con una cifra coraggiosamente POP, la difficoltà di una diciassettenne del 1999 di districarsi da un’educazione familiare ingessante, piena di aspettative, piena di contraddizioni anche molto tragiche, per volare verso il cielo del primo amore. Non a caso sono battuti con maestria, ironia e dolcezza, ambienti quali le parrocchie, le “società benefiche” (perfino il “dannato” Filippo si ritroverà a lavorare in tali ambienti, ma per missione e ideali reali). E non a caso c’è una coprotagonista di colore, la sorella adottiva di Diana, Khady, che è il suo opposto perché vive serenamente le gioie carnali ma ha un sottomondo fatto di ferite e innocenza anche superiori a quelle della protagonista.

Il primo amore e una sorella ingombrante, che lo è in modo appunto paradossale, essendo arrivata dopo di lei, con un’adozione e un’etnia diversa da quella di Diana, sono il centro di questa opera a fumetti che si beve in pochi sorsi. Dissetando molto. L’unica sete che lascia è scoprire più in profondità quello che era stato concepito nel breve romanzo, per fortuna vicino a una nuova edizione. La narrazione risulta compatta, la griglia del fumetto, nell’insieme, piana e mai sovraccarica; ma la particolarità vera è anche la qualità di una scrittura e un mondo dialogico che si muovono sicuramente da ottime basi letterarie. Il tratto stilistico di Letizia Cadonici, che proviene dalla tradizione dell’horror, aggiunge atmosfere “gore” molto calzanti in questa storia di sentimenti così giovani e giovanili. Tutto funziona nella leggerezza di un esperimento che, come tutti gli esperimenti di leggerezza alta, ha spessore, profondità e originalità in ogni pagina.

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