TEATRO – Cous Cous Klan, in scena al Piccolo Eliseo di Roma fino al 28 gennaio

Il nostro è il migliore dei mondi possibili, diceva Leibniz. Non la pensa così Carrozzeria Orfeo che, nel suo nuovo spettacolo, Cous Cous Klan, in scena al Piccolo Eliseo fino al 28 gennaio, ci racconta un’umanità sofferente e inquieta che non rinuncia mai all’ironia.

Dopo il grande successo di Thanks for vaselina e Animali da bar, Gabriele Di Luca ci mostra un mondo in cui l’acqua è stata privatizzata e ricchi e poveri sono separati da recinzioni invalicabili. La sopravvivenza è una sfida continua, in un parcheggio in cui vivono, dentro due roulotte, tre fratelli: Caio, ex prete disincantato e depresso, Achille sordomuto e in cerca di un compagno e Olga, obesa e con un occhio solo, che sta con Mezzaluna, un mussulmano in crisi di identità. Arriva anche Aldo, un pubblicitario che si ritrova a vivere per strada e poi Nina, una ragazza ribelle che porterà nuovi interrogativi in questo microcosmo di periferia.

Sei personaggi in cerca di acqua, di cibo, ma anche di sogni, di amore, di un figlio a tutti i costi, per uscire da solitudini difficili da tollerare. Carrozzeria Orfeo ci offre ancora una volta uno spettacolo intenso, che emoziona, commuove, ci porta a percorrere strade scomode, a farci domande sulla nostra fragilità e sulla solitudine metropolitana che tutti viviamo, senza rendercene conto. Uno sguardo disincantato, ironico ma profondamente solidale con le nevrosi e le debolezze che viviamo, raccontate con grande maestrìa, sempre in bilico tra commedia e tragedia.

Tutti bravi gli attori. Davvero insuperabile Beatrice Schiros, che dà sempre corpo e anima a donne complesse, sull’orlo di una crisi di nervi, forti e fragili. Che raccontano, con grande energia, uomini incapaci, ma anche una mancanza d’amore che non cerca facili soluzioni. Olga, nonostante la sua obesità, si veste di ironia e leggerezza, per non perdere mai la dignità e il rispetto per se stessa.

Ogni personaggio è pensato con amore, per popolare un mondo imperfetto ed egoista, in cui però, in una specie di piccola riserva, sopravvivono sentimenti e passioni. Il sordomuto dà del negro al mussulmano, che lo chiama frocio. Aldo, finito in miseria per motivi familiari, intuisce il vuoto della sua vita, Nina cerca di ritrovarsi, nonostante le voci che la abitano.

“Come compagnia – spiega Carrozzeria Orfeo – portiamo avanti da anni un lavoro di costante ricerca sulla mescolanza dei generi, con l’obiettivo di fondere l’ironia alla tragicità, il divertimento al dramma, in una continua escursione fra realtà e assurdo, fra sublime e banale. Ci interessa muoverci sul fragile confine dove, all’improvviso, tutto può inevitabilmente risolversi o precipitare”.

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