TEATRO DELL’OPERA DI ROMA – In scena, al Costanzi, la Lulu firmata William Kentridge

Dopo la prima di venerdì 19 maggio, cinque rappresentazioni fino al 30 maggio

Assente dal cartellone del Costanzi da ben 49 anni, torna a Roma Lulu, capolavoro incompiuto del compositore austriaco Alban Berg. L’ultima e unica rappresentazione porta la data del 1968. Allora, però, venne prodotta solo la versione, per così dire, originale dell’opera. Berg, difatti, pur lavorandovi per oltre sette anni, ne terminò solo i primi due atti, essendone sopraggiunta la morte nel 1935. Solo nel 1979, seguendo le idee del compositore ed aggirando il divieto incredibilmente posto dalla moglie Helene, il musicologo Friedrich Cerha riesce a completare l’opera e a portarla in scena, nella versione integrale, in una memorabile produzione a Parigi sotto la direzione del grande Pierre Boulez. Quindi, solo da pochi anni, la Lulu può essere ammirata nella sua interezza. Parliamo, pertanto, quasi di un vero e proprio debutto per un’opera molto attesa dal pubblico romano e punta di diamante della stagione del Teatro dell’Opera di Roma.
Il tema centrale di Lulu è l’instabilità del desiderio. – afferma, senza mezzi termini, William Kentridge, eclettico artista sudafricano che firma la regia insieme a Luc De WitGli uomini vogliono con tutte le loro forze questa giovane donna che li strega, invece lei si sottrae, gioca coi loro sentimenti e infine li abbandona senza rimorsi. L’opera di Berg si focalizza sul tema della natura delle ossessioni, su come il richiamo di un oggetto del desiderio possa diventare irresistibile, al punto da condurti alla follia. Lulu non potrà mai essere la donna che gli uomini vogliono, non potrà mai essere un angelo. Tanto Lulu è desiderata, tanto lei si fa vedere disinteressata a queste attenzioni. Se contraccambiasse le roventi passioni, tutto rientrerebbe nella sfera della normalità. L’indifferenza diventa invece il più potente meccanismo di controllo delle passioni“.
Frutto di un’ambiziosa coproduzione internazionale che coinvolge il Metropolitan Opera di New York, l’English National Opera e il De Nationale Opera di Amsterdam, la Lulu suscita tanta curiosità soprattutto per l’apporto di un artista così poliedrico quale è William Kentridge. Apprezzato per i disegni, per le incisioni e per le opere monumentali, come il lungo fregio di 500 metri intitolato Triumphs and Laments, creato sugli argini del Tevere dalle parti di Ponte Sisto con una particolare tecnica abrasiva, che racconta la storia di Roma, Kentridge ha già curato, nel settore operistico, la regia del Ritorno di Ulisse in Patria di Claudio Monteverdi, Il flauto magico di Mozart e Il naso di Sostakovich.
I tre atti, compresi due intervalli di mezz’ora ciascuno, raggiungono una durata complessiva di quasi quattro ore. Per Kentridge questo non è assolutamente un ostacolo alla capacità di attrazione dell’opera: “La Lulu può assumere la forma di una moderna serie tv, dove c’è un prologo, degli episodi centrali e un epilogo. Al giorno d’oggi il pubblico è abituato a queste lunghezze. Ciononostante, il mio obiettivo è quello di creare un’esperienza emotiva, ovvero di dare al pubblico la possibilità di emozionarsi per una storia così importante come quella di Lulu“.
L’allestimento è, per certi versi, multimediale. Mette insieme disegni ad inchiostro e videoproiezioni. “L’inchiostro, con al sua capacità d’impatto visuale, è il migliore linguaggio per dar forma al lavoro di Berg“. Per Kentridge “l’inchiostro, per come irrompe sulla carta bianca, ricorda il sangue e la violenza di cui è intrisa l’opera.“. Al centro dell’opera, più precisamente nel secondo atto, la regia, seguendo proprio le istruzioni dello stesso Berg, inserisce un breve film della durata di due minuti e mezzo. E qui l’ispirazione viene dall’Espressionismo tedesco degli anni Venti e Trenta.
La direzione è affidata al Maestro Alejo Pérez che torna al Costanzi dopo aver diretto, qualche tempo fa, Il Naso e la Cenerentola. “Lulu è la femme fatale per eccellenza. L’opera – afferma nella conferenza stampa di presentazione – può essere interpretata come una vera e propria interrogazione sulla società e sulle norme di apparenza. L’atteggiamento complessivo è quello della ribellione tipica della gioventù di ogni epoca. Sul piano musicale, Lulu, data l’impostazione tonale, è complessa ma, nello stesso tempo, ricca per spunti e tematiche.”
Le scene sono realizzate da Sabine Theunissen e i costumi da Greta Goiris. Gli abiti di scena, soprattutto, hanno, come spiega Kentridge, “un valore simbolico che evoca l’erotismo che pervade le atmosfera dell’opera“.
Il cast è di respiro internazionale. Lulu è recitata da Agneta Eichenholz (Disella Larusdottir, 30 maggio), già ammirata, nello stesso ruolo, nella produzione della Royal Opera House di Londra del 2009 diretta da Pappano. Gli altri protagonisti della complessa trama saranno interpretati da Jennifer Larmore (contessa Geschwitz), Tamara Gura (guardarobiera di teatro/studente/un groom), Martin Gantner (dottor Schon/Jack lo Squartatore), Thomas Piffka (Alwa), Wilard White (Schigolch), Zachary Altman (un domatore/atleta), Christopher Lemmings (principe/domestico/marchese), Eleonora de la Pena (una quindicenne), Francesco Salvadori (giornalista), David Ravignani (cameriere), Joanna Dudley (attrice), Andrea Fabi (attore). Accanto a loro anche alcuni giovani talenti del Progetto “Fabbrica – Young Artist Program”, come Sara Rocchi e Reut Ventorero.
Dopo la prima di venerdì 19 maggio (ore 19.30), l’opera sarà replicata domenica 21 (ore 16.30), martedì 23 (ore 19.30), giovedì 25 (ore 19.30), sabato 27 (ore 18), martedì 30 (ore 19.30).

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