TEATRO – “Animali da bar”, al Piccolo Eliseo fino al 22 gennaio

Uno spettacolo politicamente scorretto, in sintonia con le nostre angosce piu profonde. Dopo il successo di Thanks for vaselina, Carrozzeria Orfeo riprende il suo viaggio cinico e inarrestabile nelle viscere di un Paese senza piu valori nè regole. Unica isola “felice”, un bar di una metropoli, in cui si incontrano, come rette parallele, le storie di personaggi che vivono come possono in un mondo in cui tutto si vende e  si compra a velocitá vertiginosa.

Teso e vibrante il testo di Gabriele di Luca. Bravissima e sempre sopra le righe, Beatrice Schiros, mamma perfida in Thanks for vaselina e qui nei panni di Micra,donna ucraina che da in affitto il.suo utero. Come personaggi in cerca d’autore, gli attori si muovono intrecciando fallimenti e disperazioni, gioie effimere e verità troppo dure da digerire.

Non ci sono strizzacervelli capaci di districare la selva oscura delle vite di questi esseri umani che fanno fatica a ritrovare una parvenza di luce nel buio di dolori inconfessabili. Ma è il bar l’alternativa reale alla solitudine delle loro vite, il palcoscenico in cui ognuno può essere se stesso o solo recitare la sua maschera fino in fondo.

Ed ecco un cinico becchino di animali, incapace di provare fremiti se non quando sente nuovi affari in arrivo.E poi il fragile Sciacallo, bipolare e sempre in bilico tra vita e morte, Swarovski, uno scrittore senza ispirazione e un vecchio di cui sentiamo solo la voce ma ne intuiamo le pretese e i pregiudizi. Come non amare il sognatore che per scordare una donna violenta si attacca a un buddismo pret a porter…poi a un sogno da condividere con la donna. che porta in grembo un figlio concepito per lui, preservando una moglie che non si puo sciupare con gravidanza e parto. E’ Colpo di frusta, melariano nel senso che mangia solo mele, in bilico tra una moglie che lo picchia e un figlio molto idealizzato che cresce nella pancia di Micra.

Sono “animali” perdenti che alternano sogni e disperazione, vita e morte, cinismo crudele a momenti inattesi di verità. Non si può che amare questa banda di disperati che non si arrendono al declino morale che li ha generati. Nessun lieto fine ci solleva dalle vicende tragicomiche di questi personaggi che sembrano in cerca di un sogno da vivere fino in fondo.

Una disperazione liquida e inafferrabile pervade lo spettatore e lo costringe a domande non più rimandabili sul nostro presente da Polli da allevamento come direbbe Gaber, in attesa di un Messia che non arriva, lasciando ognuno di noi alla sua dimensione scissa. Sogni inarrivabili da una parte e realtà che cercano filtri inutili come l’alcol o l’illusione di un cambiamento impossibile, quando oramai l’ultimo treno è già andato via. A noi ricomporre tanta disperazione in una dimensione tutta da inventare. E questo é quello che ci portiamo a casa dopo questo spettacolo duro, implacabile come le nostre angosce metropolitane.

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