TEATRO DELL’OPERA DI ROMA – La stagione si apre con il “Tristan und Isolde”

Regia minimalista di Audi. Voci di altissimo livello. Ma, soprattutto, una direzione coinvolgente di Gatti che rasenta la perfezione. Un Tristan che resterà nella storia dell'Opera di Roma.

La nuova stagione non sarebbe potuta cominciare meglio. Il Tristan und Isolde di Richard Wagner è uno di quei titoli che non ha bisogno di alcuna presentazione. Parliamo di un’opera che si pone ai vertici della produzione musicale di tutti i tempi.

Definita dal suo stesso autore come handlung, ovvero azione, il Tristan si caratterizza per essere, diversamente dal Lohengrin e dal Tannhäuser, un’opera che, imprigionata nella statica e nella mancanza di movimento scenico, sviluppa un intenso profilo interiore. Come osserva acutamente Giovanni Bietti nelle osservazioni sulla partitura contenute nel programma di sala “i momenti più drammatici e intensi del Tristano sono quelli in cui i personaggi non cantano. Sono muti, sgomenti, si guardano o riflettono ed è l’orchestra a parlare per loro, la Wissenden Orchester. Ciò che davvero interessa a Wagner è l’azione interiore, non quella fisica sulla scena.”

Ebbene, è proprio l’azione interiore dei personaggi che risalta nel Tristan andato in scena al Teatro dell’Opera di Roma. Tristan, interpretato magistralmente da Andreas Schager, e Isolde, impersonata da una possente Rachel Nicholls, non si sfiorano quasi mai. Il loro è un dialogo amoroso lontano dalle passioni terrene. L’unico sussulto erotico si trova nel primo e nel secondo atto quando i due protagonisti si sfiorano le fronti. L’amore, nell’opera wagneriana, diventa solo metafisico, una sorta di trasfigurazione celeste di un sentimento impossibile da vivere nella condizione umana.

Pur apprezzando la volontà di esplorare in modo originale l’intimità della vicenda amorosa tra Tristano e Isotta, la regia minimalista di Pierre Audi non ha impressionato come ci si sarebbe aspettati. E, difatti, non ha incontrato il favore del pubblico romano, abituato, nel passato, a regie più classiche e pompose.

Ciononostante, al minimalismo di Audi ha fatto da contraltare una meravigliosa e struggente direzione di Daniele Gatti, al debutto sul podio dell’orchestra romana. Le cinque ore e dieci di durata del Tristan non si sono fatte sentire, data la bellezza della storia e dell’inesauribile forza della musica wagneriana.

Spettacolare è l’apertura delle scene. La luce del grande lampadario centrale e delle appliques laterali si spengono all’unisono all’entrata del direttore. Nessun applauso, e si parte con la musica di Wagner. D’altronde, come ripete Bietti, per Wagner “uno dei compiti fondamentali della musica nel dramma musicale è quello di dar voce al silenzio, di esprimere sentimenti ed emozioni che le parole non sono in grado di rivelare”. E nel silenzio generale del teatro parte lo straordinario preliudo. Medesima scena all’inizio del secondo e del terzo atto.

“Il Tristano e Isotta – spiegava Daniele Gatti nella conferenza stampa di presentazione della produzione – è un titolo impegnativo che non fa parte del repertorio del Teatro dell’Opera di Roma. E’ un’opera della morte piuttosto che dell’amore, in cui l’amore terreno non riesce ad avere compimento. Qui, più la musica si fa dolce, più il sentimento si trasfigura. La parola chiave di tutto il dramma è Sehnsucht, ovvero l’anelito, l’attesa tra l’attimo presente e la cosa bella che arriverà. E’ la speranza di Tristano per l’arrivo di Isotta.”

Tutto fedelmente rispettato. L’opera wagneriana riesce a raccontare visivamente il desiderio di morte di Isolde. Lei vuole morire con l’uomo che ama, anche se con lui non può avere una storia. Diventa, pertanto, come afferma lo stesso regista Audi, “la vera regista della morte”. Il suo amore per Tristan esiste, quindi, soltanto “in una meta-dimensione che si completa con la morte”. Le parole di Gatti alla conferenza stampa trovano conferma nella rappresentazione.

Per quanto riguarda l’orchestrazione, spettacolare, nel discorso tra la vita e la morte, l’ultimo interminabile accordo del direttore alla fine del terzo atto. La sospensione finale del momento conclusivo dell’opera è letteralmente da brividi. Direzioni come quella di Gatti non fanno che accrescere la qualità complessiva di un teatro d’opera.

Nel complesso, possiamo quindi, considerare il Tristan andato in scena all’Opera di Roma come un vero e proprio trionfo. Un preludio ad una stagione che si rivelerà, ne siamo sicuri, un grande successo.

 

L’articolo si riferisce alla rappresentazione del 30 novembre 2016.

 

Teatro dell’Opera di Roma – Stagione 2016/2017

Dal 27 novembre al’11 dicembre 2016

Tristan und Isolde

Azione in tre atti di Richard Wagner

Musica di Richard Wagner

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