TEATRO DELL’OPERA DI ROMA – La stagione si chiude con “Un ballo in maschera”

La stagione del Teatro dell’Opera di Roma, iniziata, nel novembre dello scorso anno, con la spettacolare rappresentazione di “The Bassarids” di Henze, proseguita con recite memorabile di opere e balletti di altissimo livello, volge al termine. E lo fa nel migliore dei modi, con il nuovo allestimento di “Un ballo in maschera” di Giuseppe Verdi.

Coprodotto insieme al Teatro dell’Opera di Malmö, con la regia di Leo Muscato, l’opera è tra le più complesse creazioni del compositore di Busseto. I temi trattati sono vari, il controllo della scrittura orchestrale rasenta la perfezione, i piani stilistici sono molto articolati.

La versione offerta in scena è quella meno rappresentata e conosciuta. Si tratta, infatti, della cosiddetta versione svedese, ossia di quella creata, nel 1859, da Verdi e Somma su commissione del Teatro San Carlo di Napoli. E’ una storia che ha per protagonista il re Gustavo III di Svezia, sovrano illuminato e amante delle arti, che, inviso a gran parte della nobiltà, viene assassinato, nel 1792, durante un ballo in maschera con l’attentatore che muore condannato a morte senza rivelare i nomi dei suoi mandanti.

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I riferimenti politici ad un fatto realmente avvenuto causarono, tra l’altro, la censura da parte della committenza. Verdi e Somma furono costretti, quindi, a rivedere alcuni aspetti del dramma, tra cui il luogo di ambientazione, i nomi dei personaggi e l’epoca degli accadimenti. Venne, così, a crearsi la versione ufficiale e maggiormente conosciuta tra il pubblico, con l’opera ora ambientata, alla fine del Seicento, nel Nord America a Boston.

La storia, svedese o americana che sia, è una vera e propria favola. Come scrive nella note di regia Muscato, “Il Ballo in maschera ha tutti gli archetipi delle favole, a partire dai personaggi. C’è il Re, la sua amata, il suo migliore amico, la strega cattiva, i traditori buffi, il paggio un po’ matto. Poi le ambientazioni: la corte, la casa della strega, il bosco pericoloso, il castello, il ballo mascherato. Ci sono amore, odio, amicizia, tradimento, onore, magia, colpo di stato. C’è il comico, il tragico, il romantico. Per questa ragione il nostro incipit è diventato il c’era una volta”.

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E da buona favola che si rispetti, l’opera messa in scena da Muscato non ha tradito le aspettative. Alla corte del re Gustavo l’atmosfera è sfarzosa e divertente. Le uniche inquietudini vengono dalle oscure trame dei traditori che vogliono la morte del sovrano.

La scenografia, curata nei minimi dettagli da Federica Parolini, brilla per eleganza e cura del particolare. Nella prima scena del primo atto assistiamo ad una ricostruzione piuttosto ricercata del palazzo reale di Stoccolma. Le pareti sono impreziosite da un ricco tessuto damascato, le alte porte sono dorate e incorniciate da stucchi di alta manifattura. La stanza è dominata da un lungo divano di foggia veneziana. La seconda scena del primo atto e il secondo atto sono, invece, caratterizzate da un’atmosfera cupa e drammatica. La vicenda dell’incontro tra Amelia, moglie di Anckasrtröm, e il suo amante, il re Gustavo, è resa in termini quasi fiabeschi, con una scena ridotta all’osso. Ritorna, invece, lo sforzo nell’ultimo atto con un palazzo reale addobbato per il ballo in maschera. L’enorme portale di ingresso è contorniato da specchi con cornice dorate. Il risultato è straordinario.

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Ciò che rileva nella ricostruzione dell’allestimento è l’uso sapiente delle luci curate da Alessandro Verazzi. I costumi di Silvia Aymonino incantano per ricchezza e raffinatezza.

Le uniche perplessità riguardano la ricostruzione di Muscato di alcuni momenti inediti come la rappresentazione della cartomante Arvidson nel primo atto e, soprattutto, il disordinato ballo di gruppo nella scena finale del terzo atto.

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Per il resto nulla da dire. Il primo cast si è comportato egregiamente. Su tutti primeggia Francesco Meli. La sua interpretazione del re Gustavo è semplicemente straordinaria. Si immedesima nel ruolo e tira fuori, come già avvenuto nella versione italiana del Ballo in Maschera di Santa Cecilia di tre anni fa, una voce chiara, forte e ricca di sfumature. Ottima prova anche di Serena Gamberoni nel ruolo del paggio Oscar, di Simone Piazzola nella parte di Anckarström e, infine, di Hui He in una trascinante Amelia.

Buona, infine, la direzione di Jesús López-Cobos alla guida dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.

In scena fino al 30 ottobre.

 

L’articolo si riferisce alla rappresentazione del 20 ottobre 2016.

 

Teatro dell’Opera di Roma – Stagione 2015/2016

Dal 18 al 30 ottobre 2016

Un ballo in maschera

Musica di Giuseppe Verdi

Opera in tre atti

Libretto di Antonio Somma basato sul libretto di Eugène Scribe per l’opera di Daniel Auber Gustave III, ou le Bal Masqué

Durata: 2,45 h – Atto I e Atto II 85′ – Intervallo 30′ – Atto III 50′

Direttore Jesús López-Cobos

Regia Leo Muscato

Maestro del Coro Roberto Gabbiani

Scene Federica Parolini

Costumi Silvia Aymonino

Luci Alessandro Verazzi

 

Interpreti principali

Gustavo III, re di Svezia (Riccardo): Francesco Meli (Angelo Villari 23, 27, 30 ottobre)

Il capitano Anckarström (Renato): Simone Piazzola (Juan Jesús Rodríguez 23, 27, 30 ottobre)

Amelia: Hui He (Julianna Di Giacomo 23, 27, 30 ottobre)

Arvidson, indovina (Ulrica): Dolora Zajick (Sara Murphy 23, 30 ottobre)

Oscar: Serena Gamberoni (Lucrezia Drei 23, 30 ottobre)

Il conte Horn (Sam): Alessio Cacciamani

Il conte Ribbïng (Tom): Dario Russo

Christian, un marinaio (Silvano): Gianfranco Montresor

Un giudice: Gianluca Floris

 

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera

Nuovo allestimento in coproduzione con Teatro dell’Opera di Malmö

Con sovratitoli in italiano e inglese

Foto di Yasuko Kageyama

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