ALBUM – David Cross Band: Sign Of The Crow

Al sesto album di studio, il gruppo dell'ex violinista dei King Crimson compie un vero e proprio salto quantico: nove splendidi e originali episodi che si distinguono per i profondi contenuti emozionali e artistici, suonati con grande trasporto e la giuste dose di virtuosismo

PROG? – Si fa presto a dire Progressive Rock, per poi restare intrappolati in una dorata gabbia di statici cliché, calligrafismi estetizzanti, facili narcisismi e banalità stilistiche senz’anima. Ecco perché è limitante e fuorviante relegare all’interno dell’etichetta Prog il nuovo, eccellente album della David Cross Band. Al di là delle comode classificazioni di maniera, il significato più genuino di Prog indica una musica che muovendo da solidi elementi di classica, folk, jazz e rock tende verso una continua evoluzione di contenuti, forme e capacità espressive. Per suonare il Prog è necessaria una robusta preparazione culturale e tecnica capace di veicolare significati di sostanza. Tutte qualità che la David Cross Band esprime, questa volta ancor meglio delle precedenti, in SIGN OF THE CROW, sesto album registrato in studio.

CROSS – David, che ha avuto una formazione classica, assurge agli onori delle cronache quando accetta l’invito di Robert Fripp di entrare a far parte dei King Crimson di LARKS’ TONGUES IN ASPIC nel 1972. Cross si rende subito riconoscibile per lo stile personale e innovativo che infonde al violino in un contesto rock, liberandolo dai cliché folk fino ad allora dominanti. Terminata l’avventura con i Crimson di STARLESS AND BIBLE BLACK (in RED apparirà soltanto nel brano live “Providence”), David abbandona per circa un decennio la scena rock e si dedica agli studi e al teatro, non solo come musicista ma anche come attore. Solo dalla metà degli anni ottanta Cross torna a calcare le scene con una propria band, incide cinque album nei quali ospita ex e attuali membri dei King Crimson come John Wetton, Robert Fripp, Peter Sinfield e Richard Palmer-James.

SIGN OF THE CROW – La DCB ha spesso cambiato organico: della vecchia guardia sono rimasti Paul Clark alla chitarra e Mick Paul al basso, nel 2008 sono arrivati Jinian Wilde alla voce e Craig Blundell alla batteria, mentre in questo ultimo lavoro il tastierista Alex Hall è presente solo in tre brani. SIGN OF THE CROW è l’album che più di tutti i precedenti esprime la forza, la coesione, il raffinato livello di preparazione tecnica ed espressiva della band. I testi – di grande forza evocativa – sono opera della penna ispirata di Richard Palmer-James (tra i fondatori dei Supertramp e poi lyricist con gli stessi Crimson di David, e che aveva già collaborato nel precedente album CLOSER THAN SKIN del 2005).

Le potenti doti musicali del gruppo sono evidenti fin dalle prime note di “Starfall”, l’epico e glorioso brano di apertura – in cui rifulge la potente estensione vocale di Wilde – che annuncia i chiari intenti compositivi dell’intero lavoro: nulla è scontato, si è lontani dalla classica costruzione strofa/ritornello, sono frequenti i cambi ritmici e tematici, gli infuocati assoli di Cross e Clark si rincorrono e si intrecciano con grande gusto e vivacità.

La title track “Sign Of The Crow” è un indovinato mix di elementi rock e jazz, con una base ritmica pulsante e il violino di Cross a disegnare geometrie sonore che mostrano con orgoglio la migliore eredità cremisi e a tratti i toni richiamano perfino certe atmosfere della Mahavishnu Orchestra dello stesso periodo. Sorprendente e intensa.

Dopo l’intensa e convulsa “Crowd Surfing”, forse l’episodio più metal dell’intero album segnato dai lancinanti assoli di violino e chitarra e atmosfere piuttosto oscure, è la volta della bellissima ballad “The Pool”, che si dispiega con un coinvolgente crescendo lirico di rara musicalità: quando si incontrano i soli di ClarkCross i toni si fanno poeticamente struggenti e ai fan più affezionati dei Crimson non potranno sfuggire le assonanze e i richiami a “The Night Watch” da STARLESS AND BIBLE BLACK, soprattutto nella sonorità del violino. Coinvolgente e dolcissima.

“Raintwist” è uno strumentale dalle atmosfere gotiche che pian piano sale di intensità per rivelare le grandi capacità musicali di David, con un assolo di violino selvaggio e coinvolgente, e si conclude con un’interessante progressione dalle tinte immancabilmente cremisi.

Atmosfere misteriose che ritroviamo nell’intrigante “Spiderboy”, altro brano segnato dall’alternanza di volumi, velocità e stati d’animo, con uno splendido intervento dello stesso Cross che ha dichiarato: “vi sono forti immagini binarie all’interno dell’album: buio/luce, giusto/sbagliato, paradiso/inferno, fuoco/acqua e temi ricorrenti come l’ombra, il tramonto, il viaggiare, gli stranieri e la gentilezza“.

“Mambo Jumbo” è un brano complesso in cui confluiscono diverse influenze, caratterizzato da un cantato salmodiante e monotono e da un’aria opprimente e oscura. A rischiarare l’atmosfera arrivano le note distese, meditative e a tratti misteriose della serena “Water On The Flame”, un brano strumentale con un interessante costruzione melodico/armonica guidato dall’impeccabile e virtuoso violino di David, forse qui al massimo delle sue capacità espressive.

Chiude l’album la nostalgica e triste “Rain Rain” ispirata al tema della perdita e del distacco. In particolare dalla nonna che il violinista ricorda cantare ripetutamente nel giorno della sua morte “pioggia, pioggia, vai via, torna un altro giorno“. “Non ho davvero capito cosa era successo, ma ho potuto vedere la luce della mia famiglia improvvisamente oscurata dalla sua morte e ho quindi compreso che tutti noi trascorriamo la vita all’interno di quell’ombra – il corvo non è mai lontano“, spiega Cross stesso in modo molto eloquente. Nel finale il brano assume toni più epici e drammatici, assolvendo a un’inevitabile funzione catartica.

Tracks Listing
1. Starfall (5:52)
2. Sign Of The Crow (7:04)
3. Crowdsurfing (5:03)
4. The Pool (9:07)
5. Raintwist (6:26)
6. Spiderboy (7:05)
7. Mumbo Jumbo (5:52)
8. Water On The Flame (5:27)
9. Rain Rain (9:31)

Tempo totale 61:27

Musicisti
– David Cross: Violino
– Jinian Wilde: Voce
– Paul Clark: Chitarra
– Mick Paul: Basso
– Craig Blundell: Batteria
– Alex Hall: Tastiere (nei brani 2, 3 e 4)

David Cross Band
SIGN OF THE CROW
Noisy Records

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Vice direttore di DT NEWS, Alessandro Staiti è nato a Roma dove si è laureato in Storia della Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea e specializzato in Comunicazione e Organizzazione Istituzionale con tecnologie avanzate. Inizia nel 1976 come dj a «Onda Radio 101» una delle prime cinque radio libere romane. Giornalista pubblicista dal 1981, è stato collaboratore delle riviste musicali «Mucchio Selvaggio», «Chitarre», «Ciao 2001», «Music», «New Age Music & New Sounds», «Etnica & World Music», «Acid Jazz», caposervizio delle pagine «Cultura» e «Sesso e Salute» del quotidiano nazionale «Quigiovani», caporedattore della rivista «Esoterica» e autore di instant book su Sting, a-ha, e Peter Gabriel. Ha pubblicato i saggi «Robert Fripp & King Crimson» (Lato Side, 1982), il primo libro al mondo sul chitarrista inglese e sui King Crimson e «In The Court Of The Crimson King» (Arcana, 2016) la prima monografia in Italia sull'album d’esordio della band che ha cambiato la storia del rock. Collaboratore di «Classic Rock», «Chitarra Acustica», «La Stampa».

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