TEATRO DELL’OPERA DI ROMA – Spettacolare regia di Terry Gilliam per un Benvenuto Cellini da ricordare

Grande successo per il nuovo allestimento dell'opera di Berlioz

E’ una stagione d’oro per il Teatro dell’Opera di Roma. Dopo Le Bassaridi, la Cenerentola e il Barbiere di Siviglia, è il turno del Benvenuto Cellini, assente nel cartellone dal 1995 (allora la regia era del romano Gigi Proietti). L’opera, in scena dal 22 marzo, registra ad ogni appuntamento un grande successo di pubblico e di critica. Le tre ore e mezza di durata, inframezzate da un unico intervallo, appassionano tutti, giovani e meno giovani, abbonati e non. Il merito è, senza dubbio, della sinergia tra la musica di Berlioz, il libretto di de Wailly-Barbier e la potente regia di Terry Gilliam.

Il regista americano, conosciuto per capolavori cinematrografici come La leggenda del re pescatore, L’esercito della dodici scimmie e fratelli Grimm e l’incantevole strega ha creato, per l’opera di Berlioz, un originale allestimento, fatto di scene con le incisioni di Piranesi, funamboli, carri allegorici e costumi della belle époque. Da maestro dell’immaginazione quale è, Gilliam è riuscito nell’intento di combinare insieme la cinematografia e l’opera. Già dall’ouverture si capisce l’importanza che assume la regia nell’allestimento dell’opera. Gli undici minuti di musica, a tratti noiosa e ripetitiva, vedono la trasposizione in platea dell’atmosfera carnevalesca tipica del Martedì grasso. Il pubblico, coinvolto sin dalle prime note, appare sorpreso e divertito. Nulla lascia presagire cosa avviene poco dopo. Nella sera che precede l’inizio della Quaresima, il protagonista Benvenuto Cellini, maestro cesellatore di prim’ordine e artista amato dal Papa Clemente VII, commette un omicidio. Da qui si dipana tutta la storia, dominata in scena dalla enorme testa in oro del Perseo, la statua commissionata a Cellini proprio dal pontefice. Benvenuto si innamora perdutamente di Teresa, figlia del tesoriere del Papa Balducci. Ma Teresa è promessa sposa a Fieramosca, mediocre scultore locale. L’amore vince letteralmente sull’arte fino a quando il Papa non condiziona il perdono a Cellini alla realizzazione in un giorno della statua del Perseo. Se l’artista fallisce, l’unica alternativa è l’impiccagione a Castel Sant’Angelo per omicidio. Ma quando tutto sembra vano, la fonderia allestita da Cellini trova vigore e riesce, con l’aiuto di tutti gli operai e dello stesso avversario Fieramosca, a fondere il metallo per la creazione della statua. Qualsiasi oggetto di metallo è sacrificato per salvare il Perseo, persino sublimi opere di Cellini. Alla fine, all’esito della fusione, tutti plaudono al genio e all’estro dell’artista intonando un coro possente (“I metalli, questi fiori sotterranei dai colori imperituri, non fioriscono che sulla fronte delle Regine, dei Re, dei Papi, dei Granduchi, e degli Imperatori. Onore ai maestri cesellatori”). Cellini ottiene la grazia del Papa e può finalmente vivere l’amore con la sua Teresa, la cui mano è concessa da Balducci.

Il Benvenuto Cellini di Berlioz, si sa, è un’opera di ardua rappresentazione ed ha un impianto musicale impegnativo. Difficilmente trova spazio nei cartelloni dei teatri d’opera. E’ quasi un’opera “maledetta”. L’esordio del settembre 1838 all’Opéra di Parigi fu memorabile per quanto fallimentare. Si narra di continui fischi e urla ad accompagnare l’esecuzione. Proprio per questo, è ancor più importante sottolineare l’apporto dato dalla regia moderna di Gilliam, abile nel coniugare un’atmosfera carnevalesca ad una spettacolare ambientazione romantica.

Il cast è di assoluto livello. Ottime le prove di John Osborn (Benvenuto Cellini), di Mariangela Sicilia (Teresa), di Nicola Uliveri (Giacomo Bladucci) e di Marco Spotti (Papa Clemente VII). Da elogiare l’interpretazione di Ascanio data da Varduhi Abrahamyan. Anche gli altri ruoli sono, comunque, felicemente interpretati, senza alcuna eccezione.

Roberto Abbado, riesce a dirigere con estrema precisione la difficile e lunga partitura. L’orchestra, chiamata ad un grande impegno, ha risposto con dedizione encomiabile.

Si replica fino al 3 aprile.

 

Teatro dell’Opera di Roma

Benvenuto Cellini

Opera in due atti su libretto di Léon de Wailly e Henri Auguste Barbier con musica di Hector Berlioz

Direttore Roberto Abbado

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma

Regia Terry Gilliam

Co-Regia e Coreografia Leah Hausman

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