TEATRO – “Riondino accompagna Vergassola ad incontrare Flaubert”

Fino al 28 febbraio al Teatro Vittoria di Roma

Bologna - 11/02/2005 - (from left) Davide Riondino and Dario Vergassola are Don Chisciotte and Sancho Panza in "Ballads for Don Chisciotte and Sancho Panza" at Testoni teather

Metti, sul palco, un guitto e un fine dicitore. Aggiungi un pubblico pronto, tra il serio e il faceto, alla ri-scoperta di un classico dell’800. Questi gli ingredienti dello spettacolo “Riondino accompagna Vergassola ad incontrare Flaubert”, in scena al teatro Vittoria di Roma fino al 28 febbraio.
L’irresistibile coppia da vita ad una lettura parallela del romanzo più celebre di Flaubert, sospesa tra il salotto letterario e le chiacchiere del bar sotto casa. Ma lo spettacolo, scritto, diretto e interpretato dai due protagonisti, ha un fine molto nobile: risollevare il livello culturale del nostro Paese, afflitto da un analfabetismo di ritorno, favorito da comici semi-analfabeti e dal linguaggio televisivo. Ed ecco che il Ministero della Cultura costringe un comico a un interrogatorio-lezione su un classico fondamentale dell’800: Madame Bovary di Flaubert. “Immaginiamo anche un commissario del Ministero – dice Riondino – che ogni sera verifica l’efficacia del training svolto dall’attore e che, in caso di risultato insoddisfacente, annulla tutti i contratti”.
L’insolita coppia funziona. David Riondino racconta, con emozione, Emma Bovary, i suoi desideri, le sue passioni e disillusioni, dando voce al testo di Flaubert. Vergassola ce la mette tutta per “mandare tutto in vacca”, riducendo le pene d’amore in un “ma insomma gliela da o no” e aggiunge digressioni sulla vita politica. L’intellettuale sopporta e contiene, con ironia, le bordate di Dario Vergassola, che minimizza e banalizza i sentimenti di Emma, come nelle trasmissioni televisive in cui si parla di amori e dintorni.
Riondino ci mostra l’anima di una donna inquieta e sensuale, femminista ante litteram e non nasconde di esserne affascinato. “Il romanzo – aggiunge convinto – racconta quello che non dovrebbe accadere nei matrimoni e si ispira alla storia di una donna che, come Emma, si tolse la vita con il veleno”. Non si fa smontare dalle provocazioni di Vergassola, che sforna battute su Draghi, Renzi e Capezzone. “E chissà Vespa che plastico ci avrebbe fatto su questa storia” – chiosa beffardo. Cerca poi di far passare il marito di Emma per un “rompicoglioni”, con i suoi baci a sorpresa e le sue abitudini grossolane. Deride anche la sensibilità della signora Bovary, con la sua esasperata ricerca di un amore idealizzato e struggente, alimentato da fantasie esotiche e adolescenziali.
“Ma lo sa Bagnasco che siamo qui? Sto’ libro è contro il matrimonio!” esclama e non si fa sedurre dal racconto di Riondino che guida il pubblico dalle prime emozioni di Emma fino al tragico epilogo della storia, passando per amori platonici o passionali, egocentrici e sfuggenti, che la imprigionano in una spirale nevrotica. Una donna che cade nella trappola di amanti incapaci di darle quell’amore totale, magico e onnipotente che lei cercava continuamente.
Una donna passionale, che, attratta dalla ricchezza e divorata, poi, dal senso di colpa di non essere riuscita a fare la madre, ha anche una crisi spirituale. “E’ tornata in chiesa come Claudia Koll”commenta cinico Vergassola che si chiede anche se “L’usuraio che cerca di aiutare Emma, sommersa dai debiti, sia la Banca Etruria”.
Sogni infranti per Emma, suo marito e sua figlia, Berthe. Riondino non si sbilancia in commenti su questa storia sfortunata, ma Vergassola non ha dubbi e consiglia alle donne “di darla solo a chi se la merita”. Commento nazional popolare che non coglie i turbamenti di una giovane donna di provincia ma mette in guardia le donne dagli uomini. E non solo da quelli dei tempi di Flaubert.

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