MOSTRE – CoBrA. Una grande avanguardia europea

La Fondazione Roma ospita, a Palazzo Cipolla, fino al 6 aprile 2016 una imperdibile retrospettiva

Hanno dato vita a una grande avanguardia europea del secondo Dopoguerra. Sono affascinati dall’arte dei primitivi, ma anche dall’espressione del folclore nordico. Credono nella forza dirompente del colore e nella spontaneità della forma artistica. Sono gli artisti, presentati a Roma, fino al 3 aprile, nella mostra CoBrA. Una grande avanguardia europea (1948-1951), promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei con la DIE GALERIE di Francoforte.

Centocinquanta opere, nelle sale del Museo di Palazzo Cipolla, espongono la produzione di questo gruppo, il cui nome è un acronimo, formato dalle iniziali dei Paesi degli artisti, Copenhaghen, Bruxelles e Amsterdam, e che operò dal 1948 al 1951. La mostra, a cura di Damiano Femfert e Francesco Poli, presenta un considerevole corpus di opere, ben esposte, valorizzate da un’ottima illuminazione e dalla collocazione in sale attrezzate al meglio, per far risaltare i colori e la forza dirompente degli artisti. Si compone di un’ accurata raccolta di dipinti, sculture, lavori su carta, pubblicazioni, documenti e foto, testimoniando l’attivita dei maggiori esponenti del movimento, tra cui Jorn, Pedersen, Dotremont, Appel, Lucebert, Corneille, Alechinsky,  Gotz, Constant.

Gli artisti di CoBrA giocano con i colori, ma scoprono anche nuovi materiali: vernici acriliche, smalti, fango, sabbia, che spargono sulle tele con pennelli di grandi dimensioni, spatole e raschietti, dando il via a una grande stagione artistica .

“L’ansia di liberare la fantasia e dare finalmente sfogo al colore nella sua essenza materica e cromatica ebbe un effetto dirompente – spiega il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente della Fondazione Roma – tanto da contaminare letteralmente l’intero continente europeo, arrivando perfino in Italia, dove nacque un’articolata e vivacissima rete di esperienze scaturite da una visione creativa comune, che successivamente ho avuto l’opportunità di condividere, grazie al rapporto amicale e intellettuale con Enrico Baj”.

Corneille Habitants du Désert (Abitanti del deserto), 1951-52 Olio su lino 54 x 81,5 cm Loan Cultural Heritage Agency of the Netherlands (RCE), on loan to the Schiedam City Museum © Corneille by SIAE 2015
Corneille
Habitants du Désert (Abitanti del deserto), 1951-52
Olio su lino
54 x 81,5 cm
Loan Cultural Heritage Agency of the Netherlands
(RCE), on loan to the Schiedam City Museum
© Corneille by SIAE 2015

Tutto ebbe origine in un incontro, a Parigi, nel Caffe dell’Hotel de Notre Dame, l’8 novembre 1948 .Gli scopi del Movimento? Così li sintetizza il Presidente:“Rifiutare la fredda razionalità dell’astrattismo geometrico, negare la retorica del realismo socialista e dissociarsi dal modernismo edulcorato e formalista proposto dagli artisti postcubisti. L’energia scaturita intorno a quell’incontro entrò a far parte della vita non solo di quegli artisti;l’amicizia, confermata in modo particolare dalla comunanza dei propositi, rappresentò la base su cui attecchì un pensiero nuovo e vitale, che ebbe il coraggio di rompere definitivamente col passato, sprigionando un vero e proprio grido liberatorio con echi inimmaginabili”.

Pierre Alechinsky Gilles vegetal (Gilles vegetale), 1967 Acrilico e lacca su carta, montato su tela 99 x 152,5 cm Peter und Gudrun Selinka Stiftung/Kunstmuseum Ravensburg © Pierre Alechinsky by SIAE 2015
Pierre Alechinsky
Gilles vegetal (Gilles vegetale), 1967
Acrilico e lacca su carta, montato su tela
99 x 152,5 cm
Peter und Gudrun Selinka Stiftung/Kunstmuseum
Ravensburg
© Pierre Alechinsky by SIAE 2015

Tra le opere, capolavori come Begging Children (1948) di Karel Appel, nato dal suo viaggio nelle zone piu devastate dalla seconda guerra mondiale, durante il quale fu colpito dalla vista di bambini magrissimi e affamati; Eine Cobra-Gruppe (1964) di Asger Jorn, opera mai esposta in Italia, che riprende il ricorrente tema animale del movimento; Habitants du Désert (1951-1952) di Corneille, ispirato all’arte primitiva e punto di passaggio alla fase post-CoBrA; Ondes extrêmes (1974-1979) di Pierre Alechinsky, l’unico artista ancora vivente, e Christian Dotremont, bellissimo esempio di collaborazione tra i due artisti.

Scriveva Dotremont: “La macchia di colore é come un grido sulla mano del pittore…e come un grido della materia”.“After us freedom”: così Constant sintetizza efficacemente la forza di CoBrA, che rivoluzionò l’arte in Europa dopo l’ultima guerra mondiale.

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Scrivere, da sempre, è la mia passione. Sono giornalista pubblicista dal 1989. Ho lavorato come addetto stampa e scritto a lungo, come freelance, per il Corriere della Sera e l'Unità. Amo il cinema e l'arte contemporanea, l'attualità, la vita delle donne, la divulgazione scientifica. E molto altro.

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